Chiusura Froneri, cresce la protesta dei lavoratori. Cgil: conflitto senza precedenti

Chiusura Froneri, cresce la protesta dei lavoratori. Cgil: conflitto senza precedenti

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Lavoratori del settore alimentare di Parma in corteo venerdì 6 ottobre per raggiungere la Prefettura. Sabato 30 settembre ampio volantinaggio in centro per dire no alla chiusura dello stabilimento ex Nestlè, annunciato dalla Froneri insieme a 120 licenziamenti. Il gruppo nato nell’ottobre 2016 dall’accordo tra Nestlè ed R&R, ha deciso di chiudere la produzione nel sito di Parma, lasciando al loro posto soltanto gli amministrativi che si occuperanno della gestione della sede legale. A metà del luglio scorso, però, la stessa Froneri aveva respinto con fermezza le voci su possibili riorganizzazioni all’orizzonte. La calura estiva, evidentemente, non ha fatto sciogliere soltanto i gelati.

Ed oggi si è svolto un altro presidio dei lavoratori insieme ai loro rappresentanti sindacali davanti all’azienda di via Berenini per dire no alla chiusura, ma anche per protestare contro i modi ritenuti poco ortodossi seguiti dall’azienda. C’è anche chi sostiene si tratti di una sorta di boutade per aprire un confronto sindacale “lacrime e sangue”. All’incontro di oggi, oltre ai vertici sindacali, anche il sindaco Federico Pizzarotti che dal primo istante ha preso le parti dei lavoratori e si è detto disponibile anche ad incontrare i vertici aziendali e a seguire, se necessario, metodi non convenzionali per arrivare alla risoluzione della vertenza. Tra i sindacati c’è anche il timore che la Froneri possa innescare un effetto domino su altre aziende del parmense, finora più rispettose delle procedure sindacali. Intanto è arrivata la richiesta di apertura del tavolo di crisi in Regione.

E proprio da Bologna è arrivata la “piena solidarietà ai lavoratori di Fronieri per quello stanno subendo” da parte del consigliere regionale leghista Fabio Rainieri, che denuncia “un abbandono di Parma con perdita di posti di lavoro, ripercussioni sociali e impoverimento del tessuto produttivo locale che va assolutamente fermato e che deve vedere in campo tutte le istituzioni interessate, compresa la Regione Emilia-Romagna”.

Nella sua interrogazione, Rainieri riferisce come secondo fonti sindacali i lavoratori interessati dal licenziamento collettivo saranno più di quelli ipotizzati, sia perché la cessazione della produzione riguarderà anche circa 70 stagionali, sia in quanto sarebbero già arrivate anche ad addetti amministrativi lettere di licenziamento. Tra circa 75 giorni – ricorda l’esponente leghista – i lavoratori interessati saranno legalmente disoccupati senza che siano stati per essi previsti ammortizzatori sociali. Rainieri domanda quindi alla Giunta regionale come valuta l’atteggiamento dei vertici aziendali di Fronieri riferito dalle organizzazioni sindacali e se comunque prevede ci sia la possibilità di evitare la chiusura dello stabilimento produttivo e salvare tutti o almeno buona parte dei posti di lavoro a rischio, assicurando per quella parte di lavoratori il cui posto di lavoro non si riuscirà a salvaguardare idonee garanzie sociali. Altra richiesta fatta al presidente Stefano Bonaccini ed ai suoi assessori è se e come intendono attivarsi per intervenire su questa importante vertenza lavorativa.

Anche il consigliere regionale Yuri Torri (Si) interroga la giunta regionale per sapere se sia a conoscenza della chiusura dell’azienda Froneri (ex Nestlé) a Parma. Torri chiede un intervento immediato dell’esecutivo regionale per mettere in campo soluzioni che possano evitare la perdita di 120 posti di lavoro. Froneri – ricorda il consigliere – sviluppa un fatturato di 2,5 miliardi di euro, con 15.000 addetti complessivi in 20 paesi. Siamo quindi di fronte – sottolinea Torri – a un gruppo industriale perfettamente in grado di sostenere lo sforzo produttivo in Italia, ma che si dimostra interessato solo a mantenere nel nostro paese la parte commerciale.

Anche il Consiglio comunale di Parma, nel pomeriggio, ha espresso solidarietà ai lavoratori Froneri a rischio licenziamento. E si è creato un asse trasversale, con il capogruppo di Effetto Parma, Cristian Salzano, e il segretario provinciale della Lega Nord, Emiliano Occhi, che siede in minoranza, a unire le forze per fare tutto il possibile in favore dei lavoratori in difficoltà.

La questione è approdati infine a Roma, dove i deputati Patrizia Maestri e Giuseppe Romanini hanno presentato un’interrogazione ai ministri del Lavoro Giuliano Poletti e dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Si chiede l’immediata convocazione del tavolo del confronto per scongiurare la chiusura dello stabilimento di Parma.

 

La storia della produzione del gelato a Parma ha radici lontane nel tempo e, attraverso incorporazioni e riorganizzazioni, è passata nelle mani delle multinazionali – ricorda invece Antonio Mattioli, responsabile politiche industriali e contrattuali della Cgil Emilia Romagna -. Nel corso degli anni le lavoratrici e i lavoratori di Parma hanno fatto la loro parte e pagato un prezzo caro per garantire la continuità del sito produttivo. Con un’operazione finanziaria e di mercato Nestlè ha contribuito a costituire questa Newco, “Froneri”, strumento utile per un’operazione di “pulizia”, tipico del Dna di questa multinazionale. Quanto è accaduto in questi mesi non solo è inaccettabile, ma merita una risposta decisa di tutta la comunità“.

Mattioli non usa mezzi termini per sottolineare la scorrettezza della Froneri che riguarderebbe anche altri siti produttivi. L’esponente Cgil accusa quindi i vertici del gruppo di aver messo in piedi “un’operazione indecente sulla pelle di 250 lavoratrici e lavoratori di una regione e un territorio che, con il Patto per il lavoro, ha bandito questo tipo di atteggiamento. Devono recedere dalla decisione assunta, in caso contrario saranno responsabili di un conflitto senza precedenti i cui effetti non sono prevedibili”.

 

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