Agricoltura sostenibile: Il Dipartimento di bioscienze partecipa al progetto Intense

Agricoltura sostenibile: Il Dipartimento di bioscienze partecipa al progetto Intense

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Tutela dell’ambiente e sostenibilità: sembrano essere queste le parole chiave che spronano la ricerca di pratiche agricole innovative. In tali ricerche è partner il Dipartimento di Bioscienze, inserito nel progetto internazionale Intense, finanziato nell’ambito dell’iniziativa Facce Surplus anche dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e che terminerà nel 2018.

Sette Istituzioni Europee (da Germania, Francia, Spagna, Belgio, Polonia, Norvegia e Italia) collaboreranno per tre anni nel campo dell’agricoltura di precisione e conservativa, al fine di salvaguardare la risorsa suolo, risparmiare acqua e fertilizzanti, e sfruttare le potenzialità dei microrganismi del suolo nel promuovere la fertilità. A questo scopo verranno utilizzate al meglio le competenze e le conoscenze di gruppi di ricerca noti a livello internazionale, tra cui il gruppo di ricerca del professor Nelson Marmiroli, Direttore del Dipartimento di Bioscienze e coordinatore dell’Unità di Biotecnologie Ambientali che partecipa al progetto.

Il massiccio uso di fertilizzanti, grazie al progetto, verrà sostituito in favore dell’impiego di microganismi del suolo, dall’alto valore fertilizzante per le piante: questo è il messaggio nelle parole del prof.  Arne Sæbø dell’Istituto norvegese NIBIO (Norwegian Institute for Bioeconomy), coordinatore del progetto: “l’uso sostenibile di suoli europei degradati a causa di inquinamento, siccità, erosione e salinità richiede la scelta di piante e di ammendanti appropriati, in accordo con le parti interessate, per intensificare la produzione di piante alimentari e per la produzione di energia alternativa”. Nelle azioni previste dal progetto è lo studio dell’aggiunta di materia organica per il recupero della fertilità dei suoli. Ad esempio il biochar, carbone vegetale ottenuto da processi di pirogassificazione e reforming, verrà utilizzato per valutarne le proprietà ammendanti. Nel biochar, che ha una nanostruttura con microscopici pori e cavità, possono essere alloggiati batteri, funghi, protozoi, e con la distribuzione del “char” al suolo portati vicino alle radici delle piante.

Il Dipartimento di Bioscienze è impegnato nel progetto per quanto riguarda soprattutto lo sviluppo di strategie per un’agricoltura conservativa e sostenibile, analizzando gli effetti di stimolazione che diversi tipi di biochar possono produrre sulla crescita di microrganismi del suolo, e sulla resistenza delle piante a stress ambientali, biotici e abiotici, e in ultimo sulla produzione.

 

 

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