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Industria del sesso in crescita, boom di acquisto gadget tramite sexy shop online

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C’è un settore che in Italia cresce a ritmi impressionati, ovvero l’industria del sesso. In base alle ultime statistiche disponibili, quelle del 2018, rispetto all’anno precedente il suo fatturato è salito del 40%. 

Una crescita che secondo gli esperti sarebbe trainata da due motivi di fondo: da un lato la caduta delle inibizioni che un tempo frenavano soprattutto il pubblico femminile; dall’altro la possibilità di fruire del commercio elettronico, assicurando in tal modo la necessaria privacy a chi voglia dotarsi di sex toys, ma non intenda farlo alla luce del sole, temendo magari danni alla propria reputazione.
La crescita dell’industria del sesso è del tutto evidente, anche se si sta spostando dal territorio al web come si evince dai dati forniti da InfoCamere-Unioncamere di Movimprese (aggiornati a marzo 2019).

Numeri impressionanti

Secondo questi dati i sexy shop in Italia sarebbero 315, dislocati soprattutto nel Nord Italia con una concentrazione maggiore in Lombardia (69), Lazio (34) ed Emilia-Romagna (33). Rispetto al 2015, quando i punti vendita erano 333, si è verificata una contrazione nell’ordine del 5,4%.
Contrazione che non riguarda comunque il giro di affari, in grande ascesa: oltre 1/3 degli acquisti di articoli vede impegnate coppie, con Milano e Roma che collezionano rispettivamente il 20 e il 15% del totale. A sorpresa sono le donne ad essere maggiormente interessate ai sex toys, non a caso tra i gadget più venduti ci sono gli originali Dildo, mentre per quanto riguarda la spesa media per acquisto, va ad attestarsi intorno agli 80 euro.
Una realtà cui va poi ad affiancarsi il web, ove è sempre maggiorela presenza di siti che commercializzano gadget di questo genere e che sono in grado di assicurare non solo prezzi più convenienti, ma anche privacy.

Il Dl Crescita

Una realtà, quella dell’industria del sesso, che è stata riconosciuta anche dalla politica italiana, se si pensa che all’interno del Dl Crescita è stata inserita una norma in base alla quale proprio i sexy shop potranno usufruire dei contributi comunali erogati al fine di favorire l’ampliamento o la riapertura dei negozi chiusi da almeno un semestre nei centri fino a 20mila abitanti.
Una mossa arrivata su input del Partito Democratico, dopo che inizialmente questo genere di esercizi commerciali era stato escluso dalle agevolazioni. La risposta favorevole dal governo ha però sollevato le recriminazioni dell’Associazione Italiana Editori (AIE) che ha espresso il proprio rammarico per voce del suo presidente, Ricardo Franco Levi, sull’esclusione delle librerie dal provvedimento.

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