Caso sms Calaiò, il precedente che esclude responsabilità del Parma

Caso sms Calaiò, il precedente che esclude responsabilità del Parma

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Un precedente della Corte di giustizia federale, a sezioni unite, potrebbe trasformare se non proprio in una bolla di sapone la vicenda Parma-Calaiò per gli sms inviati dal giocatore prima della gara con lo Spezia, quantomeno in un tanto rumore per poco o nulla.

La vicenda risale al 2013 ed ha visto protagonista l’allora terzo portiere del Napoli, Matteo Gianello, è i compagni di squadra Fabio Cannavaro e Gianluca Grava. Secondo l’accusa, Gianello – interessato al mondo delle scommesse – aveva proposto ai compagni di squadra di perdere la partita con la Sampdoria del maggio 2012.

Il tribunale federale condannò Gianello per il tentativo di combine e i due compagni per omessa denuncia, infliggendo al Napoli la penalizzazione di 1 punto. Tutto secondo l’articolo 7 del codice sportivo, come conteststo dalla Procura.

La Corte di giustizia ha invece ribaltato tutto, annullando le squalifiche di Grava e Cannavaro, così come la penalizzazione del Napoli che per la responsabilità oggettiva (che scatta in automatico) ha subito solo una multa di 50mila euro.

Non solo. Matteo Gianello è stato squalificato per 21 mesi, ma non per la violazione dell’articolo 7 – ovvero per il tentato illecito – ma dell’articolo 1, cioè per essere venuto meno ai principi di lealtà sportiva.

Perché tutto ciò? La decisione costituisce un importante precedente. Secondo la Corte, infatti, Gianello non aveva compiuto “atti concretamente alterativi o, comunque, capaci di indurre o determinare altri all’accettazione di una proposta corruttiva“. Insomma, c’era stata soltanto qualche battuta e nulla più, nessun tentativo di convinzione nè proposte concrete per indurre i compagni di squadra a riflettere se aderire o meno al tentativo di illecito.

Tanto che la Corte ha annullato pure la sanzione per l’omessa denuncia inflitta in primo grado a Cannavaro e Grava.

Quindi la Corte ha stabilito di “qualificare come disciplinarmente rilevante la condotta di Gianello in relazione alla partita Sampdoria – Napoli sotto lo specifico profilo dell’inosservanza dei doveri di probità e lealtà sanciti dall’art. 1 comma 1 C.G.S.“.

Quindi, come potrà oggi la giustizia sportiva valutare l’evidente contenuto goliardico dei messaggini inviati da Calaiò al suo amico personale che gioca nello Spezia? Di sicuro ci saranno delle conseguenze, ma non sembra possibile siano quelle da più parti ventilate e da qualcuno sperate. Insomma, il risultato del campo – alla fine – non dovrebbe cambiare, mentre il prossimo futuro di Calaiò quasi certamente si.

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