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Alluvione del Baganza, chiesto rinvio a giudizio per il sindaco Pizzarotti e quattro funzionari

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L’alluvione del Baganza approda in tribunale. La Procura della Repubblica di Parma ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per disastro colposo per il sindaco Federico Pizzarotti, l’ex comandante della Polizia municipale ora a Torino, Gaetano Noè, Maurizio Mainetti, responsabile regionale della Protezione civile, per quello provinciale Gabriele Alifraco e per il funzionario comunale Claudio Pattini. Stralciata, invece, la posizione di Francesco Puma, allora segretario generale dell’Autorità di bacino del Po.

Ad aprire l’inchiesta sul disastro del 13 ottobre 2015, che ha causato danni per oltre 100 milioni di euro ancora non del tutto risarciti ai residenti, è stato il pm Paola Dal Monte che ha indagato sulla vicenda insieme alla Polizia municipale e al Corpo Forestale. L’accusa di disastro colposo deriverebbe dalla gestione fatta in quelle ore, nonostante l’allerta meteo inviata al Comune di Parma.

Gran parte dell’inchiesta ruota infatti attorno a quel fax delle polemiche, inviato dalla Prefettura sabato 11 ottobre alle 13.49, protocollato in Comune soltanto lunedì 13, poco prima del disastro che ha mandato sott’acqua il Montanara e le zone limitrove.

Il sindaco Pizzarotti ha sempre manifestato grande tranquillità in merito all’inchiesta. Il fax di sabato 11 ottobre, sosteneva il primo cittadino, attivava soltanto la fase di attenzione di livello 1 ed era la 144esima dell’anno. Il pre-allarme e l’allarme, invece, sarebbero arrivati soltanto quando l’esondazione era già avvenuta. Sarà così? La Procura forse la pensa diversamente se chiede il giudizio in proposito. Ma l’inchiesta, a quanto pare, ha preso in esame non solo il fax, ma anche quanto si sarebbe dovuto fare per evitare il pericolo.

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