Disabilità: questa sconosciuta (a Parma)

Disabilità: questa sconosciuta (a Parma)

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Era il 10 Gennaio 2016 quando, con un comunicato pubblicato sulla Gazzetta di Parma, l’assessore Alinovi annunciava che prendendo spunto dalla situazione di Amsterdam (Olanda) sarebbero state consegnate ai pubblici esercizi delle rampe mobili per eliminare le barriere architettoniche all’ingresso di locali (quali con precisione non si sa…).

Sono serviti quasi dieci mesi per vedere il risultato del progetto chiamato “Via il gradino”, con una presentazione alla presenza dell’allora e attuale sindaco Pizzarotti, presso (udite udite) lo storico locale/paninoteca “Pepén”; ma farlo presso il Comune in Piazza Garibaldi no?

Il tutto per un investimento di 8500 Euro (grazie anche al contributo delle associazioni dei commercianti) e per un numero di 40 pedane, ovvero sono costate più di 200 Euro ognuna. 200 Euro per una pedana in acciaio!

Ma non dimentichiamoci che allora c’era anche l’assessore Laura Rossi che, ieri come oggi, sottovaluta fortemente il problema della mobilità (tra uno dei vari problemi) dei disabili in città e non.

Questa è una situazione nata già dal 2015 dopo il ritiro del bando di assistenza e con nessuna certezza di rinnovo, situazione che ha generato una dura protesta dei disabili, delle rispettive famiglie, degli insegnanti, tuttavia prima ancora il Comune annunciava possibili tagli ai servizi per i disabili addossando la colpa a Roma.

Ora siamo nel 2017, quasi alla fine al dire il vero, e la situazione non è cambiata, anzi. Il Comune di Parma pensa di far pagare un contributo ai disabili che usufruiscono di vari servizi dando sempre la colpa a ristrettezze finanziarie e a sforamenti di tetti di spesa quando, con soldi pubblici ovvero nostri, si pensa soprattutto a stipulare gemellaggi commerciali e turistici con mezzo mondo, nonché opere varie urbanistiche di cui potremmo fare anche a meno per ora.
Secondo noi invece la parola d’ordine deve essere PRIMA I DISABILI, PRIMA IL SOCIALE.

Servono maggiori servizi per questi cittadini, come sistemi di trasporto adeguati, servizi alla persona, inserimento nel mondo del lavoro anche in cooperative, sostegno alle famiglie, servizi che fino ad ora sono molto carenti.

Abbiamo già visto (per fortuna) di cosa sono capaci i familiari di persone con disabilità, ovvero protestare pubblicamente sotto le finestre del Palazzo per farsi ascoltare, per far sì che la propria voce non venga ignorata.

Serve assolutamente, da parte dell’amministrazione comunale, la volontà di mettersi in gioco e intorno allo stesso tavolo per confrontarsi, per discutere, per dialogare, volontà che però è venuta meno ancora una volta, tagliando fuori dalle decisioni tutte le associazioni di disabili.

A nostro avviso, una città civile quale dovrebbe essere Parma deve partire da questo: aiutare chi è debole e chi è meno fortunato e dargli la possibilità di essere un cittadino normale, non di “serie B”. Diamo loro una mano a fare della loro vita un evento quotidiano normale. Servono piccoli passi, ma se togliamo loro la possibilità di fare anche questi non avremo dei cittadini ma solamente degli emarginati, e per di più scontenti.

Silvio Zapparoli
Vice-coordinatore cittadino
FARE Parma

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