Documenti di Verdi all’asta, l’appello di Parma al ministro Franceschini

Documenti di Verdi all’asta, l’appello di Parma al ministro Franceschini

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Il 26 ottobre prossimo la casa londinese Sotheby’s batterà all’asta documenti riconosciuti autentici del Maestro Giuseppe Verdi. Si tratta di ben 36 lettere autografe destinate a Salvadore Cammarano, altre importanti missive, spartiti e foto con dediche. Secondo il Comune di Parma, manoscritti di assoluto valore documentario inedito che rischiano di finire in mani private.

Il sindaco Federico Pizzarotti, assieme al pro rettore vicario dell’Università di Parma Giovanni Franceschini, al direttore generale del Teatro Regio Anna Maria Meo e al presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Verdiani Nicola Sani, ha così deciso di prendere carta e penna e rivolgersi direttamente a Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo:

Parma, la sua politica e le sue istituzioni si rivolgono a lei in quanto rappresentante nazionale degli interessi storico e artistici – fa presente la missiva -, con il desiderio di condividere un obiettivo comune e necessario: attivarsi con il massimo impegno per far sì che i preziosi manoscritti verdiani restino anzitutto accessibili al pubblico e agli studiosi di tutto il mondo, così da evitare che l’asta londinese riporti i documenti in mani private con un incalcolabile danno per la ricerca e lo studio sul Maestro. Secondariamente fare in modo che il luogo in cui custodire tale documentazione sia proprio l’Italia, patria di Verdi”.

Caro ministro – continua la lettera – non si commetta l’errore di ignorare la straordinaria mole di materiale inedito: riportiamo nei nostri archivi i manoscritti, testimonianza viva della grande tradizione culturale italiana: in questa operazione istituzionale la forza e le risorse del privato, in sostegno al pubblico, potrebbero essere essenziali e preziose”.

La proposta conclusiva del sindaco Pizzarotti e dei firmatari è fare di Parma, patria del Maestro, la città italiana “custode e garante della loro consultabilità da parte dell’utenza nazionale ed internazionale dei manoscritti oggi all’asta, a cominciare dall’Istituto Nazionale di Studi Verdiani”.

“L’interesse verso il contenuto del materiale inedito è molto alto e per noi è importante anzitutto che i documenti rimangano a disposizione del pubblico, consultabili da tutti – commenta in proposito l’assessore alla cultura Michele Guerra –. Al Ministro chiediamo di aiutarci a sensibilizzare istituzioni e privati attorno a questo patrimonio documentale. Parma vuol farsi promotrice a livello locale e non solo di questa azione, ma ha bisogno di un supporto autorevole come quello del Ministero, che ha dimostrato attenzione e cura verso la figura del Maestro. Non si tratta di fare una battaglia campanilistica, ma di sostanza: Verdi non è solo un patrimonio di Parma, lo è di tutta Italia e riteniamo importante e giusto metterci in prima linea per chiedere supporto al ministro Franceschini”.

Per il ministro Dario Franceschini, dunque, un’altra lettera relativa allo sterminato patrimonio culturale lasciato da Giuseppe Verdi. Il titolare dei Beni culturali, infatti, ne ha già ricevute diverse circa la destinazione del baule di Verdi all’Archivio di Stato di Parma, con Piacenza sul piede di guerra per rivendicare quei preziosi spartiti. Il materiale era infatti custodito nella villa di Sant’Agata del Maestro, che ricade nella provincia piacentina. Ma se questa è una storia di rivalità e diritto, quella del 26 ottobre rischia di diventare una faccenda molto seria: chi comprerà i documenti di Giuseppe Verdi? In quali mani finiranno? Al ministro Franceschini l’ardua sentenza.

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