Ministero Salute: il punto nascite di Borgotaro deve chiudere

Ministero Salute: il punto nascite di Borgotaro deve chiudere

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Il Punto nascite dell’ospedale Santa Maria di Borgotaro dovrà chiudere. Roma respinge la pressante richiesta di deroga arrivata da più parti e in maniera trasversale. Dei 6 punti nascita con meno di 500 parti all’anno presenti in Emilia Romagna, il Ministero della Salute ha concesso la deroga solo per gli ospedali di Scandiano (Re) e per i due del cratere sismico, ovvero Mirandola (Mo) e Cento (Fe), dove negli anni precedenti al terremoto si superava il numero minimo richiesto di parti.

Niente da fare, quindi, per Borgotaro, Castelnovo ne’ Monti (Re) e Pavullo nel Frignano (Mo). Di conseguenza, l’attività in questi ultimi punti nascita dovrà essere sospesa. Per il ministero, infatti, non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per tutelare mamme e neonati in una delle fasi più delicate della vita. Conclusione alla quale era giunta la stessa commissione regionale.

Ma la Regione si era offerta di dotare le strutture del personale necessario a garantire gli standard di sicurezza richiesti se fosse stata concessa la deroga. Ma dal Ministero è arrivato il “niet”.

Fermo restando che in discussione è solo il parto e non tutto ciò che attiene a gravidanza, puerperio e permanenza dei reparti, che comunque continueranno a essere confermati nelle sedi attuali, con un miglioramento dei servizi esistenti. Nel 2016 il Punto nascita di Borgotaro ha registrato 124 parti (nel 2015 erano 157), con una percentuale di tagli cesarei del 35,2% (la più alta di tutti i punti nascita attivi in regione). Sempre nel 2016, il Punto nascita di Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia) ha registrato 153 parti (159 nel 2015), con una percentuale cesarei del 29,5%. A Pavullo nel Frignano (Modena) l’anno scorso i parti sono stati 196 (261 nel 2015); 13,7% la percentuale dei tagli cesarei.

Per i tre ospedali dell’Appennino interessati dalla sospensione dell’attività, la Regione ha già programmato un piano di investimenti di 13 milioni di euro; parte degli interventi previsti è già stata realizzata e in alcuni casi le Aziende sanitarie hanno già approvato documenti preliminari di progettazione. Le risorse serviranno in particolare a migliorare i Pronto soccorso, le sale operatorie e l’accessibilità delle strutture sanitarie. È previsto poi un ulteriore incremento degli organici, con l’assunzione di circa 44 medici e infermieri che consentiranno di aumentare l’attività chirurgica e di realizzare almeno 1.500 interventi in più ogni anno, garantendo un futuro stabile e di sviluppo agli ospedali montani; oltre alla disponibilità ventiquattro ore al giorno sette giorni su sette, del servizio di elisoccorso notturno. Tutto ciò viene realizzato, in condivisione con le Conferenze territoriali sociali e sanitarie e con le Aziende sanitarie, proprio per preservare e migliorare ulteriormente la qualità e la sicurezza delle cure.

Abbiamo percorso tutte le strade possibili senza lasciare nulla di intentato – afferma l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi -. Come Giunta avevamo deciso di chiedere la deroga per tutte e sei le strutture, non solo per Scandiano, Mirandola e Cento, anche considerando l’importanza che rivestono per il territorio, soprattutto quello montano, e dopo un lungo confronto portato avanti con le istituzioni e le comunità locali. Avevamo anche dato rassicurazioni sul fatto di voler e poter adeguare strutture e organizzazione rispetto ai parametri di sicurezza, a partire dal potenziamento degli organici, ma il pronunciamento del ministero è chiaro e adesso occorre attenersi a questa decisione, consapevoli che la sicurezza, quando si parla di sanità, deve sempre venire al primo posto. A maggior ragione se si tratta di donne che devono partorire e di neonati, perché uno dei momenti più belli della vita non debba trasformarsi in tragedia”.

Abbiamo il dovere – aggiunge Venturi – di assicurare la stessa tutela indipendentemente dal luogo in cui un bambino viene alla luce, ed è questo l’unico obiettivo che ha sempre guidato le nostre decisioni. In campo non c’è mai stata la benché minima idea di risparmiare; e sospendere l’attività, come la decisione ministeriale stabilisce, non vuol dire certamente lasciare sole le future mamme e i loro bambini, tantomeno abbandonare le aree montane, come qualcuno afferma in maniera strumentale. Gli investimenti messi in campo dalla Regione per potenziare gli ospedali dell’Appennino, migliorare i Pronto soccorso e le sale operatorie, ampliare gli organici e i servizi, a partire da quelli pre e post parto, non si fermano – conclude Venturi – anzi, a maggior ragione saranno rafforzati. Sono già disponibili 13 milioni di euro da destinare a Castelnovo, Pavullo e Borgo Val di Taro, con progetti definiti e tempi decisi per la realizzazione degli interventi e delle misure previste”.

1 COMMENTO

  1. Il parere è inaccettabile perché guarda esclusivamente agli attuali aspetti sanitari che erano comunque risolvibili con investimenti adeguati. Gli altri importanti aspetti di natura economica e sociale che portavano a valutare dannosa la chiusura dei punti nascita in montagna purtroppo non sono stati adeguatamente considerati.

    Non bisogna arrendersi però a questo parere negativo perché la giusta battaglia dei borgotaresi e di tutti i montanari per non essere privati di un servizio sanitario così importante sul loro territorio può e deve continuare.

    Con questo mi rivolgo anche e soprattutto all’Assessore regionale Venturi che a questo punto, se come ci ha detto è veramente convinto dei motivi che ha scritto nella richiesta di deroga, deve andare avanti e non chiudere i punti nascita negli ospedali di montagna. Come ha infatti ribadito recentemente la Ministro della Salute Lorenzin il parere ministeriale non è vincolante ma la decisione nel merito spetta esclusivamente alle Regioni. Gli aspetti sanitari in discussione legati alla sicurezza di partorienti e neonati sono infatti risolvibili con investimenti adeguati mentre quelli economici e sociali sarebbero irrimediabilmente compromessi con le chiusure.

    Fabio Rainieri
    Consigliere regionale
    Lega Nord

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