Sindacato Polizia penitenziaria: in carcere situazione esplosiva

Sindacato Polizia penitenziaria: in carcere situazione esplosiva

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Nelle carceri dell’Emilia Romagna ci sono 2.797 posti, ma i detenuti sono 3.383 di cui il 53% è straniero. In pianta organica sono indicati 2.391 agenti di Polizia penitenziaria, in realtà al lavoro ce ne sono soltanto 1.292. Nel carcere di Parma, in particolare, a fronte di 468 posti disponibili, i detenuti sono 596 di cui il 33% sono stranieri. E non va meglio sul fronte dell’organico: 471 gli agenti necessari, solo 319 quelli in servizio. E la situazione potrebbe ulteriormente degenerare con l’apertura nei prossimi mesi della nuova ala del carcere di via Burla che può ospitare altri 200 detenuti.

Aldo Di Giacomo, segretario generale S.PP., il Sindacato del corpo di Polizia Penitenziaria, è tornato a Parma – in piazza Garibaldi – per denunciare ancora una volta una situazione che minaccia di diventare esplosiva. E proseguirà il tour nazionale per sensibilizzare sulla situazione delle carceri italiane e degli agenti penitenziari, costretti a fare i conti con sovraffollamento e carenza organica. Ma non solo.

Di Giacomo, al pari di altri sindacalisti del settore, contesta la cosiddetta “Sorveglianza dinamica”, un sistema basato “sulla sostanziale fiducia nei confronti dei carcerati“, ma che espone a rischi elevati il personale in servizio. Le porte delle celle restano infatti aperte tutto il giorno e i detenuti possono girare liberamente negli spazi comuni.

Dall’introduzione del nuovo regolamento, due anni e mezzo fa – sottolinea Di Giacomo – sono 2 i casi registrati a livello nazionale di detenuti che hanno ucciso altri detenuti. Aumentati del 700% invece gli eventi critici in generale: ad esempio liti tra detenuti, suicidi, evasioni ma soprattutto agenti picchiati”.

E via Burla non è un’isola felice. “A Parma è stato aggredito un agente ora ricoverato all’ospedale con un braccio rotto e 15 giorni di prognosi. Adesso ha seriamente paura a tornare in servizio. Dei detenuti l’hanno colpito con una spranga di ferro che avevano nascosto in un frigorifero“, ha detto Di Giacomo, aggiungendo che “Ieri invece a Campobasso hanno tentato di rubare le chiavi a un poliziotto spaccandogli la mano con un bastone. L’altro giorno a Padova un detenuto ha telefonato in diretta ad una trasmissione televisiva minacciando uno dei partecipanti. Questi esempi mostrano come il nuovo regolamento non funzioni perché si basa su nessuna valutazione sul comportamento dei detenuti, tutti vengono ritenuti idonei a questo trattamento a prescindere dal reato commesso o dalla loro pericolosità”.

Insomma, ogni giorno si rischia non poco nelle carceri italiane e da Roma, secondo l’S.PP. le risposte non arrivano. Anzi. Di Giacomo contesta in particolare la decisione di aumentare la paga oraria dei detenuti fino a 8 euro. “Adesso possono arrivare a prendere fino a 1.100 euro in un mese – ha detto il segretario nazionale del sindacato -. Ritengo sia una cosa folle e non rispettosa ne delle famiglie delle vittime ne degli agenti penitenziari”. Un aumento che contrasta evidentemente con il fatto che proprio la Polizia penitenziaria non vede aumenti da ben 8 anni. E con l’aria che tira va a finire che per trovare un posto di lavoro ben retribuito, bisogna farsi mettere in cella. Ma anche questo, in Italia, non è facile. Bisogna davvero farla grossa.

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