Processo Villa Alba, Spi e Ospedale parti civili. Perizia sulla morte di...

Processo Villa Alba, Spi e Ospedale parti civili. Perizia sulla morte di una 87enne

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Ha preso il via oggi l’udienza preliminare a carico delle tre donne accusate dei presunti maltrattamenti agli anziani ospiti di Villa Alba (leggi), l’ex casa di riposo di via Emilia Ovest. Alla sbarra la titolare Maria Teresa Neri, 32 anni, la sorella Caterina di 36 e la loro madre Concetta Elia, 59 anni.

Il giudice, oltre a dar corso alle fasi preliminari del dibattimento, ha ammesso la costituzione di parte civile dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati, e dell’Ospedale di Parma, che figura parte lesa per la vicenda legata a furti di materiale.

Siamo soddisfatti di essere stati riconosciuti come parte civile al processo, così come siamo stati ammessi parte civile nel processo sui maltrattamenti a Villa Matilde a Neviano – sottolineato i segretari generali dello Spi di Parma, Paolo Bertoletti, e dello Spi regionale Bruno Pizzica -. Ancora una volta il sindacato non abbandona gli anziani e le loro fragilità. Purtroppo questo è un territorio che ha visto due fenomeni terribili in tempi ravvicinati. Deve uscire ancora forte la condanna verso quanto successo, oltre all’impegno perché casi di questo tipo non si verifichino mai più. Prima con il Regolamento comunale e poi con il protocollo, con Comune, le Case Famiglia e le Organizzazioni sindacali andiamo proprio nella direzione di costruire un sistema di regole in un mondo, come quello delle case famiglia, che purtroppo ha poche regole. Abbiamo, insomma, cercato di tamponare una carenza normativa e di riconfermare il nostro impegno a favore della dignità degli anziani“.

L’udienza preliminare proseguirà il 12 ottobre, quando verrà affidata a uno specialista la perizia che dovrà stabilire se – come ipotizza la Procura – la morte di una 87enne, Zoe Boraschi,  avvenuta poco prima degli arresti effettuati nel febbraio 2016 sia o meno riconducibile ai maltrattamenti che gli anziani ospiti avrebbero subito. Nelle intercettazioni ambientali, la Polizia ha documentato insulti e schiaffi ma questo è ora al vaglio del giudice che dovrà stabilire se e con quali imputazioni rinviare a giudizio le tre donne.

Se venissero accertate responsabilità nel decesso, le tre donne rischierebbero una condanna fino a 24 anni.

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