Ponte di Casalmaggiore chiuso: simbolo dell’abbandono del territorio

Ponte di Casalmaggiore chiuso: simbolo dell’abbandono del territorio

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Il gran pasticcio della riforma costituzionale ha portato di fatto ad un centralismo dello Stato che come effetto ha avuto quello di allontanare sempre di più i cittadini dalle istituzioni. Le Province sono ora svuotate di funzioni e risorse; le Aree Vaste e le Unioni Comunali sono di fatto inesistenti, imbrigliate da equilibri di potere; i Comuni sono  indeboliti e i sindaci sono lasciati da soli, senza risorse, ad affrontare gli enormi problemi dei loro territori e a metterci la faccia con i cittadini mentre altri calando dall’alto le decisioni.

Uno degli effetti di questo abbandono istituzionale si sta vedendo in queste settimane: la chiusura del ponte tra Colorno e Casalmaggiore, aggravata dalla limitazione al traffico su quello di Cremona, dall’apertura parziale di quello di Ragazzola e dalla crisi costante di quello sull’Enza, sta mandando in crisi un intero sistema economico. Sembra di tornare ai tempi delle code a Ponte Taro sulla Via Emilia, con file infinite per passare da una sponda all’altra del fiume. Ma quelli erano altri tempi e si era riusciti a rimediare alle carenze e migliorare sensibilmente la viabilità provinciale con nuovi ponti, tangenziali ed assi come la pedemontana: interventi frutto di pianificazione condivisa tra i sindaci, la Provincia e la Regione e da una programmazione rigorosa.

Negli anni la situazione è peggiorata, ed è sotto gli occhi di tutti. La diminuzione costante di risorse, e la contemporanea crescita dei bisogni nel sociale, ha fatto calare sempre più le quote destinate alle manutenzioni con un conseguente ammaloramento di tutto il patrimonio: dalle infrastrutture agli edifici, ogni cosa è stata rappezzata in attesa di tempi migliori. Tempi che non sono mai arrivati. Gli annunci che si stanno rincorrendo in merito alla disponibilità di risorse, non fanno altro che sottolineare quanto le risposte alle esigenze dei cittadini vengano sempre subordinate a piani ad effetto e non siano invece frutto di una seria pianificazione che, oltre a rimediare alle emergenze, permetta di prevenire altre criticità.

Da un Presidente del Consiglio e un Presidente di Regione ci saremmo aspettati risposte serie sui temi infrastrutturali strategici, come la Tibre. Per ora non abbiamo nessuna risorsa a bilancio o  impegni  concreti né sulla Tibre ferroviaria né sulla Tibre autostradale. Su quest’ultima pendono già il danno di un troncone che perde ogni funzionalità finendo a Trecasali e la beffa della giustificazione. “Servirebbe per andare a Reggiolo” dicono, quando invece è evidente che tutto ciò penalizza il nostro territorio.

E’ quindi prioritario cambiare radicalmente questo sistema, e riportare al più presto le istituzioni vicino ai territori. I cittadini devono ritornare ad essere protagonisti nelle scelte che li riguardano e devono tornare a trovare interlocutori seri e attenti nelle istituzioni, mentre gli amministratori locali devono essere messi  di nuovo nelle condizioni di poter dare le risposte alle esigenze dei loro territori senza elemosinare risorse.

La nostra Provincia ha ottenuto i migliori risultati, anche in termini di sviluppo economico e sociale, proprio quando le scelte venivano fatte partendo dall’ascolto dei territori. Parma ora deve trovare il coraggio di rivendicare con forza il proprio ruolo, prima che sia troppo tardi, per non venire emarginata  nelle decisioni che, in questa fase storica, ridefiniranno i parametri di sviluppo nella nuova economia globale.

Andrea Fellini
Coordinatore Articolo 1
Democratici Progressivi Parma

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