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Zebre Rugby, Bradley: “Gara con i Cheetahs decisa dai cartellini gialli, ma con i Kings possiamo vincere”

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La gara delle Zebre Rugby al Toyota Stadium di Bloemfontein contro i Cheetahs è stata decisa dai due cartellini gialli che hanno lasciato in inferiorità numerica i bianconeri per 20 cruciali minuti. Ne è convinto il coach del XV del Nord Ovest, Michael Bradley, già capitano ed head coach dell’Irlanda, che ha visto i suoi ragazzi uscire sconfitti per 53 a 39 dopo aver varcato per 5 volte la linea di meta (la cronaca).

Siamo amareggiati per i due cartellini gialli ricevuti: in quei 20 minuti i sudafricani ci hanno segnato quattro mete – sottolinea Michael Bradley -. In particolare il giallo a Sisi ha girato la partita: le Zebre erano in vantaggio e fiduciose dei loro mezzi fino al 27°, coi Cheetahs un po’ frustrati rispetto alle alte aspettative verso il loro esordio casalingo nel Guinness PRO14.  Penso che le due squadre si equivalessero in campo: questi cartellini hanno deciso la gara”.

 

LA META DI GEORGE BIAGI

Ma il tecnico delle Zebre sottolinea anche che ”è stata una bella giornata di rugby, un evento costruito bene in un impianto dove è un piacere giocare. I Cheetahs hanno giocato bene, anche le Zebre hanno giocato bene: è stata una bella esperienza di rugby anche se purtroppo non abbiamo vinto la gara”.

Bradley insiste però sulla nuova filosofia di gioco della franchigia di base a Parma: ”Ho detto più volte prima di questa gara gara che il nostro obiettivo tecnico è quello di creare un diverso stile di gioco rispetto a quello che la squadra era abituata fino all’anno scorso: stiamo cercando di sviluppare al massimo il bagaglio di tecnica individuale degli atleti. Nelle prime gare di questo torneo abbiamo concesso troppi falli e turn-over ai nostri avversari: possiamo fare sicuramente meglio e ne siamo tutti certi. Ma è palese il miglioramento su questo aspetto tecnico tra la prima gara contro gli Ospreys e quella di sabato sera contro i Cheetahs”.

Le Zebre intanto hanno lasciato Bloemfontein arrivando sull’Oceano Indiano, a Port Elizabeth, la sede della sfida valida per il quarto turno del Guinness Pro14, quella di sabato 23 settembre con i Southern Kings dell’ex Andries Van Schalkwyk. Al Nelson Mandela Bay il calcio d’inizio è fissato per le 19.35.

Leinster sabato scorso ha vinto contro i Kings mettendo in campo una formazione d’assoluto livello; noi non siamo a quel livello – ha sottolineato l’head coach Michael Bradley -. Dovremo scendere in campo al Nelson Mandela Bay con la stessa attitudine di oggi perché ci aspetterà una grande battaglia. Ciò che conterà sarà il risultato, non il punteggio. Dovremo essere bravi a stare dalla parte giusta delle decisioni arbitrali nei momenti chiave: contro i Cheetahs purtroppo non lo siamo stati. Abbiamo sicuramente la possibilità di vincere a Port Elizabeth, ma dovremo guadagnare sul campo la vittoria”.

Meyer e soprattutto Minnie – ha quindi rivelato Bradley – ci hanno aiutato nel conoscere meglio la cultura sudafricana e la cultura ovale sudafricana, già da tante settimane. In particolare Derick ha tanti amici anche a Port Elizabeth dove sta organizzando diverse attività nei momenti liberi della squadra, tra cui anche momenti in cui poter apprezzare la cultura di questo paese. E’ bello per noi essere qui in Sudafrica, conoscere tante nuove persone e culture e confrontarsi nel rugby”.

Stiamo cercando di sviluppare un rugby più espansivo rispetto al passato – ha confermato poi il capitano bianconero Tommaso Castello –. Abbiamo fatto buone cose, bei breaks della linea difensiva dei Cheetahs ma a volte i nostri sostegni non sono stati così accurati facendoci perdere alcuni possessi per tenuto. Su questo aspetto dobbiamo sicuramente migliorare. Non avevo mai giocato contro una sudafricana: in campo ho visto una squadra tosta da affrontare, molto fisica. Ci hanno fatto correre molto sul campo e hanno giocato bene, superandoci. Non penso che l’altitudine di Bloemfontein sia stata un fattore negativo per noi in campo. Non vedo l’ora di affrontare i Southern Kings sabato prossimo per confrontarmi magari con una cultura diversa del rugby sudafricano”.

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