Danno erariale per 9 milioni, Corte dei Conti assolve i 28 vertici...

Danno erariale per 9 milioni, Corte dei Conti assolve i 28 vertici della Camera di Commercio di Parma

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Andrea Zanlari, dal 1999 presidente della Camera di Commercio di Parma

Tutti assolti. Nessun danno all’erario. La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna ha cancellato in un sol colpo il lavoro della Procura che chiedeva di condannate 28 tra componenti della giunta, dirigenti e funzionari della Camera di Commercio di Parma a risarcire oltre 9 milioni di euro di danno erariale. Il danno, secondo l’accusa, sarebbe derivato dall’omesso accertamento, irrogazione e riscossione delle sanzioni – dal 2005 al 2013 – per i bilanci societari non depositati nei termini di legge.

Sono finiti a giudizio davanti alla Corte dei Conti e ne sono usciti tutti assolti: Daniele Alfieri, 72 anni, segretario generale della Camera di commercio di Parma fino al 2007; Isabella Benecchi, 55 anni, dal 1 maggio 2006 conservatore del registro delle imprese della Camera di commercio di Parma; Alberto Egaddi, 64 anni, dal 2006 segretario generale della Camera di commercio; Giuseppe Matteucci, 59 anni, responsabile delle sanzioni amministrative; Stefania Morandini, 54 anni, responsabile delle attività di accertamento violazioni; Fabrizio Rignani (deceduto nello scorso aprile), conservatore del registro delle imprese e vice segretario generale fino al 2006; Andrea Zanlari, 65 anni, presidente della Camera di commercio di Parma dal 1999; Manuela Zilli, 51 anni, vicesegretario generale della Camera di commercio di Parma; Alberto Bertoli, 63 anni, componente della Giunta dal 2004 al 2009; Lorenzo Bonazzi, 55 anni, componente della Giunta dal 2009 al 2014; Leonardo Cassinelli, 50 anni, componente della Giunta dal 2014; Paolo Cavalieri, 70 anni, componente della Giunta dal 2009 al 2014; Alessandro Corsini, 52 anni, componente della Giunta dal 2014; Patrizia Capitani, 66 anni, componente della Giunta dal 2014; Francesca Chittolini, 35 anni, componente della Giunta dal 2014; Gianpaolo Faggioli, 60 anni, componente della Giunta dal 2009 al 2014; Giancarlo Ferrari, 59 anni, componente della Giunta dal 2004 al 2008; Gianpaolo Gatti, 63 anni, componente della Giunta dal 2009; Marco Granelli, 54 anni, componente della Giunta dal 2006 al 2009; Sergio Giuffredi, 67 anni, componente della Giunta dal 2006 al 2009; Davide Guareschi, 46 anni, componente della Giunta dal 2004 al 2009; Gian Paolo Lombardo, 60 anni, componente della Giunta dal 2004; Enzo Malanca, 66 anni, componente della Giunta dal 2004 al 2014; Giancarlo Menta, 76 anni, componente della Giunta dal 2009 al 2014; Giovanni Mora, 65 anni, componente della Giunta dal 2008 al 2014; Giuseppe Rodolfi, 89 anni, componente della Giunta dal 2004 al 2009; Paolo Tanara, 51 anni, componente della Giunta dal 2014; Marco Zilioli, 60 anni, componente della Giunta della Camera di commercio di Parma dal 2014.

Secondo la citazione della Procura avrebbero dovuto pagare 9.062.612,29, da ripartire nella misura del 20% a carico dei componenti della Giunta e del presidente, nella misura del 40% a carico dei segretari generali, nella misura del 35% a carico dei vicesegretari e dei dirigenti e nella misura del 5% a carico dei titolari di posizioni organizzative, con assegnazione proporzionale del danno in relazione alla durata delle relative cariche ed incarichi. La stessa Procura, tuttavia, in sede di giudizio ha chiesto l’assoluzione per molti dei citati.

Posizione questa condivisa dalla Corte presieduta da Donato Maria Fino, secondo la quale non ci sarebbe stata responsabilità, né tanto meno colpa grave, nell’azione dei dirigenti, consiglieri e funzionari della Camera di Commercio, quindi nessun danno erariale. Secondo la Corte dei Conti, infatti, a proposito dell’accertamento del deposito dei bilanci societari e dell’irrogazione delle relative sanzioni, “la Camera di Commercio di Parma non è stata inattiva, come prospettato nell’atto di citazione, circostanza dalla quale il pubblico ministero deduce la sussistenza della colpa grave nella condotta dei convenuti, ma nel tempo ha assunto le uniche iniziative che l’ordinamento gli consentiva di assumere, nell’esercizio della sua funzione fondamentale di gestore del registro delle imprese”.

 

La Corte fa riferimento in particolare ad un paio di azioni di sensibilizzazione, all’invio di lettere raccomandate con l’assegnazione di termini per il deposito del bilancio, all’irrogazione delle sanzioni una volta accertate le violazioni. Di conseguenza è arrivata l’assoluzione per tutti i 28 finiti a giudizio.

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