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Assemblea Upi, Figna: per Parma crisi alle spalle, ma ci sono nuove sfide da affrontare

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Per Parma la crisi è alle spalle, ma tante sono le sfide che la attendono nel prossimo futuro. Questo in sintesi il pensiero di Alberto Figna che al Teatro Regio di Parma ha aperto la 72esima edizione dell’Assemblea annuale dell’Unione Parmense Industriali a un anno dal termine del suo mandato.

Figna ha chiesto con forza al ministro Graziano Delrio, intervenuto all’Assemblea, di trovare le risorse necessarie perché la TiBre autostradale non rimanga un’incompiuta, per il completamento del raddoppio della Pontremolese che darà ulteriore impulso anche all’interporto, e per lo sviluppo dell’aeroporto Giuseppe Verdi con la sua nuova vocazione cargo per il trasporto delle merci, affinché si inserisca a pieno titolo nel sistema del trasporto aeroportuale dell’Emilia Romagna.

Ma nessun campanilismo nelle parole di Figna, che ha ricordato come l’Upi sostenga con forza anche le istanze di La Spezia e Genova per i loro porti, di Piacenza per la logistica, di Reggio Emilia per la Mediopadana, della Regione Emilia Romagna per le infrastrutture industriali di Modena e del porto di Ravenna. Un sistema complesso, in sostanza, che porti positive ricadute per tutti, consentendo di agganciare in maniera stabile il treno della ripresa economica.

Il presidente degli industriali parmensi ha parlato di “ripresa stabile dopo anni di crisi”, attribunedone il merito a un “capitalismo responsabile” e alla “resposabilità sociale che deriva dall’essere imprenditori”. Un cammino positivo che secondo Figna troverà ulteriore spinta con Industria 4.0, della quale però non ha nascosto i rischi: oltre alla spaccatura Nord Sud si rischia infatti che questo strumento aumenti il divario fra le poche imprese che corrono soprattutto sui mercati internazionali e le tante che faticano alle prese con la stagnazione del mercato interno. Ma la prima qualità dell’imprenditore, ha ricordato Figna, è “l’ottimismo”. Ed ha anche sottolineato che “molti mestieri con la quarta rivoluzione industriale svaniranno”, più che manodopera servirà creatività e per questo servono investimenti anche sulla digitalizzazione.

Per quanto riguarda il territorio provinciale, Figna ha sottolineato che “Parma ha resistito alla crisi grazie alla forza delle sue imprese”. In particolare ha citato le performance importanti dei comparti farmaceutico, metalmeccanico e alimentare. E nel 2016, soprattutto grazie alla metalmeccanica e all’impiantistica alimentare, registra ulteriori segnali di miglioramento, seppur più deboli rispetto a quelli che si sono avuti del 2015. Più in difficoltà il settore delle Costruzioni, ad eccezione delle imprese che operano stabilmente su mercati internazionali.

Il tessuto economico parmense è diminuito in termini numerici, ma è sicuramente più solido”, ha sottolineato Alberto Figna.

A livello locale, inoltre, il presidente degli Industriali ha formulato gli “auguri di buon lavoro al sindaco”, al quale assicura una “trasparente, leale e costruttiva collaborazione” del mondo delle imprese, invitandolo però a tenere conto di quanto queste ultime fanno per il benessere del territorio. E a proposito di ciò Figna ha ricordato la raccolta fondi promossa da imprese e sindacati che ha consentito di ricostruire la scuola media di Cascia, ma ha anche annunciato una nuova raccolta per finanziare la realizzazione del nuovo Polo oncologico dell’Ospedale Maggiore di Parma.

In apertura del suo intervento, Alberto Figna ha inoltre tracciato un quadro della situazione mondiale – partendo dall’elezione di Donald Trum negli Usa, che potrebbe portare a nuove barriere per il mercato internazionale – e di quella europea, con l’Unione da difendere ma nella quale occorre una nuova coesione basata sulla collaborazione. Un contesto in cui l’Italia – ha detto Figna – deve recuperare il suo ruolo forte di Paese fondatore. Sul fronte interno, il presidente ha invitato tutti ad “abbandonare la logica del piagnisteo” per rilanciare l’azione politica ed economica. Analizza la ripresa italiana che rimane però sotto la media europea, per “fattori endogeni” dell’Italia e non per colpe di altri. “Con i tanti miliardi di flessibilità ottenuti non siamo riusciti né a far crescere il Pil, né a ridurre il debito pubblico” – ha sottolineato Alberto Figna, tirando un po’ le orecchie al Governo – preferendo logiche di interesse politico piuttosto che perseguire scelte impopolari. Al Governo Figna ha chiesto la decontribuzione sul cuneo fiscale per ridare slancio alle imprese, investimenti chiari sulle aziende e per le infrastrutture.

Tirata d’orecchie anche per chi promuove reddito di cittadinanza ed abolizione delle prove Invalsi. Tutto questo, ha sostenuto Figna, è frutto di un “retropensiero che tende ad annullare le distinzioni tra gli individui, incentivando a non lavorare e a non studiare di più”. E cita Papa Francesco che parla “non di un reddito per tutti, ma di un lavoro per tutti”. L’obiettivo, quindi, in Italia come a Parma rimane “l’inseguimento delle eccellenze a tutti i livelli per agganciare in maniera stabile la ripresa”.

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