Tasse troppo alte e redditi troppo bassi

Tasse troppo alte e redditi troppo bassi

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Egregio Direttore,
nella nostra economia continua a gravare un nodo chiamato ‘cuneo fiscale’ cioè la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso incassa netto in busta paga. In Italia questa differenza è tra le più elevate dell’Ocse, ‘cioè la maggiore organizzazione tra i Paesi più sviluppati’. Il peso di tutte le tasse che gravano sul costo del lavoro in Italia nel 2016 è risultato del 48%, ‘media Europea 36’, una tassazione complessiva la nostra di oltre 10 punti superiore, insostenibile per la competitività delle aziende.

Il salario medio lordo poi è molto al di sotto di quello europeo e con una tassazione più alta, mentre tutti gli altri nostri principali competitor sono da tempo ritornati ai livelli di crescita pre-crisi, l’Italia continua a registrare valori di reddito pro capite e di occupazione inferiori a quelli del 2007. I paesi europei a più bassa tassazione hanno anche il reddito d’inclusione ’da sostenere’, da noi è stato finalmente varato, sarebbe opportuno unificare tutte le misure esistenti a sostegno delle fasce più deboli della popolazione e lì concedere un sostegno economico per arginare le disuguaglianze e la povertà crescente ‘la più alta d’Europa’ e che al sud udite udite… riguarda i due terzi della popolazione!

E’ chiaro che il provvedimento lenisce il problema ma non lo risolve. Poi il taglio delle tasse e una riforma del sistema fiscale uguale per tutta l’U.E. e che preveda detassazioni per i giovani e soprattutto per giovani donne che entrano nel mercato del lavoro. Restano queste le priorità per il rilancio della nostra economia, oltre a rivedere l’IRPEF, rilanciare gli investimenti pubblici e mettere finalmente gli imprenditori nelle condizioni di creare nuovi posti di lavoro e quindi nuova ricchezza. Una grande sfida di equità quella del fisco, visto che nel 2016 l’evasione è stata di 110 miliardi. Le risorse si devono ricercare recuperando l’evasione fiscale e retributiva, la spending review, il taglio delle agevolazioni fiscali, il cumulo di interessi corporativi. Le risorse che ne derivano, “enormi”, devono essere tutte restituite ai contribuenti onesti per ridurre il costo del lavoro per le imprese, quindi la pressione fiscale complessiva. Non l’aumento dell’I.V.A. che alzerebbe i prezzi e frenerebbe i consumi! Queste azioni ormai ineludibili, per ridare fiato all’economia e giustizia sociale a coloro che le tasse le pagano per davvero.

Rino Basili
Parma

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