Crisi idrica in agricoltura, Caselli: “Situazione sotto controllo”

Crisi idrica in agricoltura, Caselli: “Situazione sotto controllo”

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A Parma la crisi idrica in agricoltura “appare sostanzialmente sotto controllo”, perché “grazie al Consorzio della Bonifica Parmense sono stati invasati in anticipo i canali artificiali”, così da “garantire l’irrigazione a tutti coloro che ne hanno fatto richiesta e di conseguenza nessun agricoltore, ad oggi, e` rimasto escluso”.

Ad annunciarlo è l’assessore regionale alle Politiche agricole Simona Caselli, rispondendo in Aula questa mattina ad una interrogazione di Fabio Rainieri (Lega Nord) in cui il consigliere rimarcava che “il fabbisogno idrico per l’agricoltura della Provincia di Parma è di 61 milioni di metri cubi di acqua, mentre attualmente nei 1.500 km di canalizzazioni gestiti dallo stesso ente di bonifica se ne assicurano, al massimo regime operativo, 30 milioni”. La metà dunque. Per questo l’esponente della Lega proponeva “la creazione di magazzini d’acqua in grado di conservare quella caduta con le precipitazioni dei mesi precedenti e, come misura più immediata, il consentire deroghe al rispetto dei Deflusso minimo vitale per le derivazioni a scopo irriguo nei corsi d’acqua dell’area”.

Secondo Caselli in ogni caso “in assenza di precipitazioni significative, potrebbero determinarsi problemi non solo nel parmense ma in tutto il bacino padano” e bisogna quindi “avviare una serie di interventi, già individuati considerato che l’area parmense é da tempo deficitaria di 34 mmc, di carattere strutturale, e quindi di non immediata realizzazione, in grado di favorire l’accumulo di acqua nei periodi piovosi e ridurre in modo significativo lo spreco di una risorsa non rinnovabile e sempre meno disponibile”: in particolare, prosegue l’esponente dell’esecutivo, “nel comprensorio della Bonifica Parmense è quindi necessario provvedere al miglioramento della rete di adduzione delle acque ad uso irriguo”.

Anche per Rainieri “il lavoro del consorzio di bonifica è stato eccezionale”, e ora quindi, sostiene, “la Regione dovrebbe chiedere di mettere in attività i due invasi di Medesano, di cui solo uno è già stato collaudato”.

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