Lettera della figlia Michela: ecco la vicenda giudiziaria di Antonio Moisè

Lettera della figlia Michela: ecco la vicenda giudiziaria di Antonio Moisè

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Sono passati già 34 giorni, mio padre è stato arrestato la mattina alle 6,30 del 1° Giugno dalla Guardia di Finanza, si pensava fosse un semplice interrogatorio di prassi, giusto per chiarire le vicende, mio padre fino all’inizio di queste indagini aveva la fedina penale pulita; invece no, gli hanno fatto raccogliere un cambio di vestiti, le medicine per due giorni, e gli hanno detto che non si sapeva quando sarebbe tornato a casa. E’ stato in carcere per 6 giorni e dopo richiesta è agli arresti da ben 28 giorni.

Forse questo è il primo caso in Italia in cui una persona indagata per presunta bancarotta fraudolenta riceve un trattamento del genere, incarcerata prima di subire il processo, con informazioni sommarie, poco esatte, e con le indagini ancora in corso, perchè finchè Lui non subirà il processo e il Giudice non emetterà la sentenza, la Legge Italiana, quella in cui Noi, Io e Lui vorremmo credere, Mio Padre è innocente.

Tornando all ‘articolo pubblicato dalla Gazzetta di Parma, senza la volontà di sollevare polemiche inutili, ma con la voglia di dire le cose come sono, cioè reali, perchè almeno questo ce lo meritiamo, vorrei spiegare in poche parole l’accaduto.

Mio padre Moisè Antonio ha fatto da intermediario e curava gli interessi di una persona che aveva la maggioranza delle quote della Società che viene citata nell’articolo, e non ha mai fatto sparire la documentazione ,da quello che sapeva è stata consegnata alla curatrice dall’Amministratore in Agosto 2014 .

Le quote sono state rilevate il 30 Aprile 2013, e sono state cedute nell’Ottobre del 2013 perchè da ulteriori approfondimenti, qui la sua ingenuità, è venuto a conoscenza della grave situazione in cui riversava la Società, gli era impossibile potere lavorare, di fatto si parla di 5 mesi di attività .

I debiti che c’erano risalgono almeno a una decina d’anni indietro, non da “sua” gestione, che poi non era sua, anche perchè  era impossibile operare in Banca perchè i conti erano in sofferenza già da almeno un anno.

Per gli appartamenti dei quali si parla, esiste un compromesso fatto e sottoscritto dal vecchio Amministratore  con regolare caparra versata. La persona della quale curava gli interessi ha poi rogitato con l’intento di accollarsi i mutui già esistenti della Banca Mutuataria.

Ci terrei a ribadire che non è stato rogitato nella gestione di “Moisè”, se così volete dire, ma dopo l’ulteriore passaggio di quote dell’ottobre 2013, inoltre gli appartamenti non sono stati sottopagati, ma è stato usato il prezzo di mercato consigliato dallo stesso Notaio in base al periodo, esiste inoltre una perizia del Tribunale di Parma che è molto inferiore al prezzo che era stato stabilito a rogito.

Per quanto riguarda il terreno mio padre è assolutamente estraneo perchè non conosce l’Amministratore della Società che l’ha acquisito e non ha mai partecipato al rogito, basta verificarlo dal Notaio, sapeva solamente dell’accollo del mutuo fatto negli anni precedenti dalla vecchia gestione.

Ora chiarita la parte lavorativa della questione, che dovrebbe essere l’unica cosa processata, vorrei sottolineare il fatto che si è parlato di argomenti profondamente personali che hanno ferito i sentimenti di varie persone che in tutto questo non c’entravano, è stata usata molta superficialità, sono state dette cose sbagliate e molto gravi, ritengo da figlia che le vicende personali, il luogo di nascita, e qualsiasi altra cosa riguardi la privacy di una persona, debbano rimanere intoccabili.

In tutto questo continuo a rimanere fiduciosa e attendiamo i processi che verranno, credo che mio padre abbia il diritto di potere ancora lavorare.

Credo che la vicenda verrà chiarita dopo che le carte verranno esaminate togliendo il dubbio su particolari inesatti, date, nomi, luoghi e situazioni; sembra un processo già scritto, ma visto che ho e abbiamo piena fiducia nel lavoro dei Giudici, attendiamo speranzosi che la vicenda venga chiarita senza pregiudizi inutili.

Chiedo cortesemente al Direttore di pubblicare questa mia Lettera, per darci la possibilità di dire la Nostra, ognuno ha il diritto di difendersi.

Michela Moisè 

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